Chi ben comincia


É vero! Sono stato e sono molto nervoso, spaventosamente nervoso. Ma perché volete dire che son pazzo? L’ho rincorsa gridandole:

« Ha detto che avrebbe ballato con me se le avessi portato delle rose rosse, ma in tutto il mio giardino non c’è una sola rosa rossa! »

Rossella O’Hara non era una bellezza ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Traleton, subivano il suo fascino. Lo so, io sono una persona malata… Sono una persona cattiva. Io sono uno che non ha niente di attraente. Credo d’avere una malattia al fegato. Anche se d’altra parte non ci capisco un’acca della mia malattia e non so cosa precisamente ci sia di malato in me.

Ma cosa potevo fare? Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della speranza ha reso tutti ugualmente vuoti. Giorni e anni, molti dei quali morti come le foglie secche da un albero inaridito.

Ecco perché, se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield.

Avrei potuto benissimo farne a meno, ma non ho saputo resistere alla tentazione di scrivere la storia dei miei primi passi nella vita. D’una cosa, però, sono assolutamente convinto, che se anche dovessi campare fino a cent’anni, un’autobiografia non la stenderò più di certo. Bisogna essere troppo sfacciatamente innamorati di se stessi, per parlare, senza vergognarsene, della propria persona.

Il mio vero nome è così noto negli archivi o registri di Newgate e dell’Old Bailey, e ci sono ancora in sospeso riguardo la mia condotta personale cose di una tale gravità che non si può pretendere che riporti qui il mio nome o la storia della mia famiglia.

Chiamatemi Ismaele.

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16 pensieri riguardo “Chi ben comincia

    1. Siamo soli nell’universo?
      Esistono canoni oggettivi per descrivere la Letteratura?

      Ma la vera domanda è: un racconto di citazioni è una genialata oppure è come la Corazzata Potëmkin?

      Piace a 1 persona

  1. Via col vento e Moby Dick, stop.
    Gli altri non pervenuti.
    Ma l’effetto, un po’ straniante, non è male: ammetto che all’inizio ho cercato di capire quali intenzioni reali nascondessi.

    Potrebbe essere un esercizio: scegliere tra vari incipit dei libri di cui disponiamo per creare una storia.
    Ah, giusto: volevi introdurre una nuova rubrica?

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    1. No, è solo l’effetto collaterale di una mia riflessione: se metto delle citazioni in un racconto, quante posso metterne prima che diventino troppe?
      L’elenco di autori e titoli, in ordine sparso ancorché alfabetico, è appena sopra i commenti.

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      1. Forse una,due possono mescolarsi bene dentro un racconto, ma troppe finirebbero per coprire la storia. Tranne che l’effetto che vuoi ottenere sia proprio quello rappresentato qui e che poco sopra è stato definito geniale.

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  2. Non so. Lascia il tempo che trova. Può essere divertente, anche utile. Per me rimane un esercizio quasi fine a se stesso. In questo caso, c’e questo “io” ridondante che mi sfianca. Riuscire con una formula del genere a scrivere un racconto o addirittura un romanzo? Mi ripeto, non so. Non mi convince. Trovo invece un guizzo geniale nel titolo.

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  3. Molto impegnativo. Un lavoraccio creare un racconto assemblato degli incipit. Complimenti, mica facile. Io mi ero esercitata con gli “hook.

    A narrative hook (or just hook) is a literary technique in the opening of a story that “hooks” the reader’s attention so that he or she will keep on reading. The “opening” may consist of several paragraphs for a short story, or several pages for a novel, but ideally it is the opening sentence.[Wikipedia]

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