Storie imbastite: una mattina il filobus numero 75


Da Wikipedia

Oggi accantoniamo la lunga epopea della Biblioteca Scarparo, che pure ci ha dato tante soddisfazioni, per cambiare registro. Perché il fatto è che gli esercizi qui vertevano ormai su un unico aspetto: la fantasia. Da un titolo tirare fuori una storia, da una parola immaginare una storia in sei parole, da una foto cavarne un brano. Come vedete, è sempre lo stesso esercizio vestito in tre modi diversi. Per quanto importante, però, nella scrittura non è la fantasia la cosa fondamentale. Se vi state domandando cosa possa essere, ma se pure non lo fate, ve lo dirò io: è la scrittura stessa. Dunque oggi cominciamo a esercitare il modo in cui scriviamo, cioè il come, dopo aver lungamente allenato il cosa.

Le parole e le frasi si possono disporre in molti modi: ipotassi, paratassi, eccetera eccetera. Però c’è un’aspetto che viene spesso ignorato: la punteggiatura. Non voglio farvi lezioni su punti e virgole; in giro ci sono articoli interessantissimi che magari, nel corso del tempo, vi riproporrò. Passiamo invece subito al nostro gioco: qui sotto c’è una favola di Rodari spogliata di tutta la punteggiatura; voi, come la riscrivereste? (Chi ha buona memoria sa già che l’esercizio non è nuovo né farina del mio sacco. Però mi pareva interessante riproporlo e istituzionalizzarlo)

una mattina il filobus numero 75 in partenza da monteverde vecchio per piazza fiume invece di scendere verso trastevere prese per il gianicolo svoltò giù per l’aurelia antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori roma come una lepre in vacanza i viaggiatori a quell’ora erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale anche quelli che non lo avevano comperato perché lo leggevano sulla spalla del vicino un signore nel voltar pagina alzò gli occhi un momento guardò fuori e si mise a gridare fattorino che succede tradimento tradimento anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso ma di qui si va a civitavecchia che fa il conducente è impazzito legatelo che razza di servizio sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale gridò un avvocato se perdo il processo faccio causa all’azienda il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato uh i ciclamini esclamò una signora tutta giuliva è proprio il momento di pensare ai ciclamini ribatté l’avvocato non importa dichiarò la signora arriverò tardi al ministero avrò una lavata di capo ma tanto è lo stesso e giacché ci sono mi voglio levare la voglia dei ciclamini saranno dieci anni che non ne colgo scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini visto che il filobus non voleva saperne di ripartire uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello l’altro scopriva una fragola acerba e gridava l’ho trovata io ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere e guai se non la trovo difatti levò dal portafogli un biglietto da visita lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola sul biglietto c’era scritto dottor giulio bollati due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio e ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano al diavolo insomma non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri questi poi si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba attenzione gridò ad un tratto l’avvocato il filobus con uno scossone stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini che protestava eh ma allora non vale avevo appena cominciato a divertirmi che ora abbiamo fatto domandò qualcuno uh chissà che tardi e tutti si guardarono il polso sorpresa gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato era stato tempo regalato un piccolo extra come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo ma non può essere si meravigliava la signora dei ciclamini mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via dandolo si meravigliavano tutti e sì che avevano il giornale sotto gli occhi e in cima al giornale la data era scritta ben chiara 21 marzo il primo giorno di primavera tutto è possibile

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27 pensieri riguardo “Storie imbastite: una mattina il filobus numero 75

  1. Il grassetto è a solo uso dell’esercizio.

    Una mattina il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e, dopo pochi minuti, correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.

    I viaggiatori, a quell’ora, erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato perché lo leggevano sulla spalla del vicino. Un signore, nel voltar pagina , alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare:
    «Fattorino che succede? Tradimento tradimento
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso:
    «Ma di qui si va a Civitavecchia! Che fa il conducente, è impazzito
    «L
    egatelo
    «Che razza di servizio: sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale gridò un avvocato se perdo il processo faccio causa all’azienda Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua; difatti, in quel momento, il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.

    «Uh, i ciclamini esclamò una signora, tutta giuliva.
    «E’ proprio il momento di pensare ai ciclamini…» ribatté l’avvocato.
    «Non importa dichiarò la signora arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo ma tanto è lo stesso e, giacché ci sono, mi voglio levare la voglia dei ciclamini: saranno dieci anni che non ne colgo

    Scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini. Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e, intanto, il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava: «L’ho trovata io, ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere. E guai se non la trovo
    D
    ifatti, levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c’era scritto: Dottor Giulio Bollati.
    Due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio e, ogni volta che davano un calcio alla palla, gridavano: «Al diavolo Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri. Questi, poi, si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    «Attenzione gridò ad un tratto l’avvocato.

    Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo, tutto solo, al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini che protestava:
    «E
    h ma allora non vale! Avevo appena cominciato a divertirmi
    «Che ora abbiamo fatto domandò qualcuno.
    «Uh chissà che tardi!» e tutti si guardarono il polso.
    Sorpresa! Gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci: si vede che, per tutto il tempo della piccola scampagnata, le lancette non avevano camminato; era stato tempo regalato, un piccolo extra come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo. Ma non può essere… si meravigliava la signora dei ciclamini mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo.

    Si meravigliavano tutti e sì che avevano il giornale sotto gli occhi e in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo.

    Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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    1. Congratulazioni alla prima all’arrivo. L’uso del grassetto così fa molto kintsugi. 🙂

      Però io grassetti e corsivi li considero parte della punteggiatura e penso che, in generale, sia meglio riservarli all’uso che ne se ne farebbe andando a stampare un libro.

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      1. Anche io, per questo ho precisato. Il corsivo, in questo, caso è parte integrante; il grassetto ho voluto usarlo ai fini dell’esercizio per rendere più agevole, a colpo d’occhio, le mie scelte.

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  2. Una mattina il filobus numero 75 in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma, come una lepre in vacanza.
    I viaggiatori, a quell’ora, erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale. Anche quelli che non lo avevano comperato, perché lo leggevano sulla spalla del vicino. Un signore, nel voltar pagina, alzò gli occhi un momento, guardò fuori.
    E si mise a gridare.
    “Fattorino! Che succede? Tradimento! Tradimento!”
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale. E le proteste diventarono un coro tempestoso.
    “Ma… di qui si va a Civitavecchia!”
    “Che fa il conducente? È impazzito?”
    “Legatelo!”
    “Che razza di servizio…”
    “Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale” gridò un avvocato. “Se perdo il processo faccio causa all’azienda!”
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua. Difatti, in quel momento, il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.
    “Uh! I ciclamini…” esclamò una signora tutta giuliva.
    “È proprio il momento di pensare ai ciclamini?” ribatté l’avvocato.
    “Non importa” dichiarò la signora. “Arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo ma tanto è lo stesso. E giacché ci sono, mi voglio levare la voglia dei ciclamini! Saranno dieci anni che non ne colgo…”. Scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino.
    E si mise a fare un mazzetto di ciclamini.

    Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta. E intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole.
    Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello.
    L’altro scopriva una fragola acerba e gridava “L’ho trovata io! Ora ci metto il mio biglietto… e quando è matura la vengo a cogliere. E guai se non la trovo…” Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola: sul biglietto c’era scritto “dottor Giulio Bollati”.
    Due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio. E ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano “Al diavolo!”.
    Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri.
    Questi, poi, si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    “Attenzione!” gridò ad un tratto l’avvocato.
    Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su! E l’ultima fu la signora dei ciclamini che protestava. “Eh, ma allora non vale! Avevo appena cominciato a divertirmi…”
    “Che ora abbiamo fatto?” domandò qualcuno.
    “Uh! Chissà che tardi!”.
    E tutti si guardarono il polso…

    Sorpresa! Gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che, per tutto il tempo della piccola scampagnata, le lancette non avevano camminato.
    Era stato tempo regalato, un piccolo extra.
    Come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo.
    “Ma non può essere!” si meravigliava la signora dei ciclamini.
    Mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo, si meravigliavano tutti. E sì che avevano il giornale sotto gli occhi. E in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo, il primo giorno di primavera.
    Tutto è possibile…

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    1. Queste due parti mi sono piaciute tanto.
      – “Fattorino! Che succede? Tradimento! Tradimento!” – perché rende meglio l’effetto che avrei voluto nel mio testo.
      – E in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo, il primo giorno di primavera.
      Tutto è possibile…- perché cambia il senso del finale, con una sfumatura diversa (nonostante i puntini sospensivi che, soprattutto in chiusura, mi rendono un tantino ansiosa ^^).

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  3. Una mattina il filobus numero 75 in partenza da Monteverde vecchio per piazza fiume, invece di scendere verso Trastevere prese per il Gianicolo svoltò giù per l’Aurelia antica e, dopo pochi minuti, correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza. I viaggiatori a quell’ora erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale anche quelli che non lo avevano comperato, perché lo leggevano sulla spalla del vicino; un signore, nel voltar pagina, alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare: “Fattorino che succede? Tradimento, tradimento!” Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso: “Ma di qui si va a Civitavecchia! Che fa il conducente, è impazzito? Legatelo, che razza di servizio. Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale!” Gridò un avvocato “se perdo il processo faccio causa all’azienda!”
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa; sua difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato. “Uh i ciclamini!” Esclamò una signora tutta giuliva. “E’ proprio il momento di pensare ai ciclamini…” Ribatté l’avvocato. “Non importa” dichiarò la signora “arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo ma tanto è lo stesso e giacché ci sono mi voglio levare la voglia dei ciclamini, saranno dieci anni che non ne colgo.” Scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini. Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta, e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava “l’ho trovata io, ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere e guai se non la trovo!” Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola sul biglietto c’era scritto: Dottor Giulio Bollati. Due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio e ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano “Al diavolo!” Insomma non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri; questi poi si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    “Attenzione!” Gridò ad un tratto l’avvocato: il filobus con uno scossone stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto, fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini, che protestava “Eh, ma allora non vale avevo appena cominciato a divertirmi.” “Che ora abbiamo fatto?” Domandò qualcuno “Uh, chissà che tardi…” e tutti si guardarono il polso, sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci, si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato, era stato tempo regalato, un piccolo extra come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo. “Ma non può essere.” Si meravigliava la signora dei ciclamini, mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo; si meravigliavano tutti e sì che avevano il giornale sotto gli occhi e in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo, il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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        1. Ma qui non c’è né giusto né sbagliato: ognuno dà il proprio respiro alle parole, con la punteggiatura. E pur avendo le medesime parole ogni storia prende un’anima diversa, a seconda del proprio “ispiratore”.

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  4. Evaporata, seppure il contrario, saresti d’aiuto visto che revisionavi dei testi. Le figuracce sono all’ordine del giorno, almeno per me. Ma me ne frego. S’impara dagli sbagli, mica non provandoci. Sarei curiosa di leggere la tua versione.

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  5. Una mattina il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.
    I viaggiatori, a quell’ora, erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato, perché lo leggevano sulla spalla del vicino. Un signore, nel voltar pagina, alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare:
    “Fattorino, che succede? Tradimento, tradimento!”
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso:
    “Ma di qui si va a Civitavecchia!”
    “Che fa il conducente?”
    “E’ impazzito, legatelo!”
    “Che razza di servizio!”
    “Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in Tribunale – gridò un avvocato – se perdo il processo faccio causa all’azienda.”
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua. Difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.
    “Uh, i ciclamini” esclamò una signora tutta giuliva.
    “E’ proprio il momento di pensare ai ciclamini” ribatté l’avvocato.
    “Non importa – dichiarò la signora – arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso e, giacché ci sono, mi voglio levare la voglia dei ciclamini. Saranno dieci anni che non ne colgo.”
    Scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini.
    Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava:
    “L’ho trovata io. Ora ci metto il mio biglietto e, quando è matura, la vengo a cogliere, e guai se non la trovo.”
    Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c’era scritto: “Dottor Giulio Bollati.”
    Due impiegati del ministero dell’Istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio. E ogni volta che davano un calcio alla palla, gridavano: “Al diavolo!”
    Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri. Questi, poi, si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    “Attenzione!” gridò ad un tratto l’avvocato.
    Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini che protestava:
    ” Eh, ma allora non vale. Avevo appena cominciato a divertirmi.”
    “Che ora abbiamo fatto?” domandò qualcuno.
    “Uh, chissà che tardi.”
    E tutti si guardarono il polso. Sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata, le lancette non avevano camminato. Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo.
    “Ma non può essere!” si meravigliava la signora dei ciclamini mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo.
    Si meravigliavano tutti. E sì che avevano il giornale sotto gli occhi e, in cima al giornale, la data era scritta ben chiara: 21 marzo.
    Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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  6. Bello! Mi piace questo esercizio, la punteggiatura è uno dei miei punti deboli.

    Una mattina, il filobus numero 75 in partenza da Monteverde Vecchio per piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo. Svoltò giù per l’Aurelia Antica, e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.
    I viaggiatori a quell’ora erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato perché lo leggevano sulla spalla del vicino. Un signore nel voltar pagina alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare:
    – Fattorino! che succede?
    – Tradimento! Tradimento!
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso:
    – Ma di qui si va a Civitavecchia!
    – Che fa il conducente, è impazzito!
    – Legatelo!
    – Che razza di servizio, Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale! – gridò un avvocato – Se perdo il processo faccio causa all’azienda!
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua.
    Difatti, in quel momento, il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.
    – Uh, i ciclamini! – esclamò una signora tutta giuliva.
    – È proprio il momento di pensare ai ciclamini! – ribatté l’avvocato.
    – Non importa – dichiarò la signora – arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso e giacché ci sono, mi voglio levare la voglia dei ciclamini. Saranno dieci anni che non ne colgo!
    Scese dal filobus respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini.
    Visto che il filobus non voleva saperne di ripartire, uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava:
    – L’ho trovata io! Ora ci metto il mio biglietto, e quando è matura la vengo a cogliere. E guai se non la trovo! – difatti, levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c’era scritto: Dottor Giulio Bollati.
    Due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio e ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano:
    – Al diavolo!
    Insomma, non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri; questi poi si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba. – – Attenzione! – gridò ad un tratto l’avvocato.
    Il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo, al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini che protestava:
    – Eh, ma allora non vale, avevo appena cominciato a divertirmi!
    – Che ora abbiamo fatto? – domandò qualcuno.
    – Uh, chissà che tardi!
    E tutti si guardarono il polso.
    Sorpresa!
    Gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato.
    Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo.
    – Ma non può essere! – si meravigliava la signora dei ciclamini.
    Mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via dandolo si meravigliavano tutti.
    E sì che avevano il giornale sotto gli occhi, e in cima al giornale la data era scritta ben chiara:
    21 marzo.
    Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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  7. Una mattina, il filobus numero 75 in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e, dopo pochi minuti, correva tra i prati fuori Roma, come una lepre in vacanza. I viaggiatori, a quell’ora, erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato perché lo leggevano sulla spalla del vicino.
    Un signore, nel voltar pagina, alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare: “Fattorino, che succede? Tradimento! Tradimento!”
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso:
    “Ma di qui si va a Civitavecchia. Che fa il conducente, è impazzito? Legatelo! Che razza di servizio.”
    “Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in Tribunale”, gridò un avvocato, “se perdo il processo faccio causa all’azienda.”
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto, dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua; difatti, in quel momento, il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.
    “Uh, i ciclamini!”, esclamò una signora tutta giuliva.
    “È proprio il momento di pensare ai ciclamini?”, ribatté l’avvocato.
    “Non importa”, dichiarò la signora, “arriverò tardi al Ministero, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso e giacché ci sono mi voglio levare la voglia dei ciclamini, saranno dieci anni che non ne colgo.” Scese dal filobus, respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino e si mise a fare un mazzetto di ciclamini, visto che il filobus non voleva saperne di ripartire.
    Uno dopo l’altro i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta e intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava: “l’ho trovata io, ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere. E guai se non la trovo.” Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola; sul biglietto c’era scritto: “dottor Giulio Bollati.”
    Due impiegati del Ministero dell’Istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio e ogni volta che davano un calcio alla palla gridavano “al diavolo”, insomma non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri. Questi, poi, si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    “Attenzione!”, gridò ad un tratto l’avvocato: il filobus, con uno scossone, stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto.
    Fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini, che protestava: “Eh, ma allora non vale, avevo appena cominciato a divertirmi”.
    “Che ora abbiamo fatto?”, domandò qualcuno.
    “Uh, chissà che tardi!” E tutti si guardarono il polso.
    “Sorpresa!”, gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che, per tutto il tempo della piccola scampagnata, le lancette non avevano camminato. Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo.
    “Ma non può essere”, si meravigliava la signora dei ciclamini, mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo.
    Si meravigliavano tutti e sì che avevano il giornale sotto gli occhi e in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo.
    Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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  8. Proviamoci. 🙂

    Una mattina il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere prese per il Gianicolo, svoltò giù per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma, come una lepre in vacanza. I viaggiatori a quell’ora erano quasi tutti impiegati e leggevano il giornale, anche quelli che non lo avevano comperato perché lo leggevano sulla spalla del vicino. Un signore nel voltar pagina alzò gli occhi un momento, guardò fuori e si mise a gridare:
    “Fattorino! …che succede? Tradimento! Tradimento!”
    Anche gli altri viaggiatori alzarono gli occhi dal giornale e le proteste diventarono un coro tempestoso.
    “Ma di qui si va a Civitavecchia!”
    “Che fa? Il conducente è impazzito?”
    “Legatelo!”
    “…che razza di servizio!”
    “Sono le nove meno dieci e alle nove in punto debbo essere in tribunale!” gridò un avvocato. “Se perdo il processo, faccio causa all’azienda!”
    Il fattorino e il conducente tentavano di respingere l’assalto, dichiarando che non ne sapevano nulla, che il filobus non ubbidiva più ai comandi e faceva di testa sua. Difatti in quel momento il filobus uscì addirittura di strada e andò a fermarsi sulle soglie di un boschetto fresco e profumato.
    “Uh i ciclamini!” esclamò una signora tutta giuliva.
    “È proprio il momento di pensare ai ciclamini!” ribatté l’avvocato.
    “Non importa” dichiarò la signora. “Arriverò tardi al ministero, avrò una lavata di capo, ma tanto è lo stesso. E giacché ci sono, mi voglio levare la voglia dei ciclamini. Saranno dieci anni che non ne colgo!” Scese dal filobus, respirando a bocca spalancata l’aria di quello strano mattino, e si mise a fare un mazzetto di ciclamini, visto che il filobus non voleva saperne di ripartire.
    Uno dopo l’altro, i viaggiatori scesero a sgranchirsi le gambe o a fumare una sigaretta. E intanto il loro malumore scompariva come la nebbia al sole. Uno coglieva una margherita e se la infilava all’occhiello, l’altro scopriva una fragola acerba e gridava: “L’ho trovata! Io ora ci metto il mio biglietto e quando è matura la vengo a cogliere! E guai se non la trovo!” Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c’era scritto: “Dottor Giulio Bollati”.
    Due impiegati del ministero dell’istruzione appallottolarono i loro giornali e cominciarono una partita di calcio. E ogni volta che davano un calcio alla palla, gridavano: “Al diavolo!” Insomma non parevano più gli stessi impiegati che un momento prima volevano linciare i tranvieri. Questi poi si erano divisi una pagnottella col ripieno di frittata e facevano un picnic sull’erba.
    “Attenzione!” gridò ad un tratto l’avvocato. Il filobus con uno scossone stava ripartendo tutto solo al piccolo trotto. Fecero appena in tempo a saltar su e l’ultima fu la signora dei ciclamini, che protestava. “Eh, ma allora non vale! Avevo appena cominciato a divertirmi!”
    “Che ora abbiamo fatto?” domandò qualcuno. “Uh chissà che tardi…” e tutti si guardarono il polso.
    Sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci! Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata, le lancette non avevano camminato. Eera stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo.
    “Ma non può essere…” si meravigliava la signora dei ciclamini, mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giù per via Dandolo.
    Si meravigliavano tutti, e sì che avevano il giornale sotto gli occhi. E in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo.
    Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

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