Storie imbastite: La volpe con la pancia piena


Da Wikipedia

Per quanto importante, nella scrittura non è la fantasia la cosa fondamentale. Se vi state domandando cosa possa essere, ma se pure non lo fate, ve lo dirò io: è la scrittura stessa. Questi esercizi servono a capire quale vogliamo che sia il respiro di un brano.

Le parole e le frasi si possono disporre in molti modi: ipotassi, paratassi, eccetera eccetera. Però c’è un’aspetto che viene spesso ignorato: la punteggiatura. Non voglio farvi lezioni su punti e virgole; in giro ci sono articoli interessantissimi che magari, nel corso del tempo, vi riproporrò. Passiamo invece subito al nostro gioco: qui sotto c’è una fiaba di Esopo, spogliata di tutta la punteggiatura; voi, come la riscrivereste?

l’inverno era ormai alle porte gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame terribile che l’aveva colpita erano molti giorni che non mangiava le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate ed era impossibile stanarle così il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica all’improvviso un profumo delizioso le stuzzicò le narici la volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore l’animale si intrufolò nella cavità della pianta riuscendo ad entrarvi con molta fatica quando si trovò all’interno del buco poté placare la propria irresistibile fame divorando la carne in un boccone trascorsi alcuni minuti la volpe con la pancia spaventosamente piena decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima spaventatissima si sforzò così tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse e’ inutile strillare avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato così la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia

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15 pensieri riguardo “Storie imbastite: La volpe con la pancia piena

  1. L’inverno era ormai alle porte: gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava, solitaria, in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame terribile che l’aveva colpita; erano molti giorni che non mangiava: le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate ed era impossibile stanarle. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica.
    All’improvviso, un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e, finalmente, vide un enorme pezzo d’arrosto premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore! L’animale si intrufolò nella cavità della pianta riuscendo ad entrarvi con molta fatica; quando si trovò all’interno del buco poté placare la propria irresistibile fame divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe, con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto ma, appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata, scoprì di non essere più in grado di superarlo. Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima! Spaventatissima, si sforzò così tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura! Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe, passando, la vide e, saputo quanto accaduto, disse: «E’ inutile strillare! Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece, l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato!».
    Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia.

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  2. L’inverno era ormai alle porte, gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo.
    Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame terribile che l’aveva colpita; erano molti giorni che non mangiava, le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari, nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate ed era impossibile stanarle; così il povero animale camminava sconsolato, pensando che la fame era veramente una brutta nemica. All’improvviso, un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto, premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore; l’animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica. Quando si trovò all’interno del buco, poté placare la propria irresistibile fame divorando la carne in un boccone. Trascorsi alcuni minuti, la volpe, con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto, ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo: aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima, si sforzò così tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura. Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe, passando, la vide e, saputo quanto accaduto, disse: “e’ inutile strillare! avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta, fino a quando la tua pancia non diminuiva; invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare, finché non smaltirai ciò che hai mangiato. Così la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente, all’interno della quercia.

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  3. A me questo pare molto facile. Mi piacerebbe anche un tentativo “letterario”, con un uso meno convenzionale della punteggiatura. Non dico Saramago o chissà cosa, solo uscire poco poco dalla nostra zona di comfort.

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  4. Questa è la versione sincopata. 🙂
    Tanti punti fermi e non una virgola.

    L’inverno era ormai alle porte.
    Gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo.
    Ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo.
    Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame terribile che l’aveva colpita.
    Erano molti giorni che non mangiava.
    Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate. Ed era impossibile stanarle.
    Così il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica.
    All’improvviso un profumo delizioso le stuzzicò le narici.
    La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore.
    L’animale si intrufolò nella cavità della pianta riuscendo ad entrarvi con molta fatica. Quando si trovò all’interno del buco poté placare la propria irresistibile fame divorando la carne in un boccone.
    Trascorsi alcuni minuti la volpe con la pancia spaventosamente piena decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto. Ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo.
    Aveva mangiato troppo.
    Ed era diventata molto più grossa rispetto a prima.
    Spaventatissima si sforzò così tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura.
    Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto accaduto disse e’ inutile strillare! Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta. Fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato.
    Così la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia.

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  5. Questa è la versione del logorroico.
    Tutta virgole, tutta tutta, pure la fine. 😜

    L’inverno era ormai alle porte, gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo ed i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo, una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame terribile che l’aveva colpita, erano molti giorni che non mangiava, le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari, nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate ed era impossibile stanarle, così il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica, all’improvviso un profumo delizioso le stuzzicò le narici, la volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto, premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia, sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore, l’animale si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica, quando si trovò all’interno del buco poté placare la propria irresistibile fame divorando la carne in un boccone, trascorsi alcuni minuti, la volpe, con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto, ma appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata scoprì di non essere più in grado di superarlo, aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa rispetto a prima, spaventatissima si sforzò così tanto per uscire, che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nella fenditura, lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe, passando, la vide e, saputo quanto accaduto, disse “e’ inutile strillare, avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta, fino a quando la tua pancia non diminuiva, invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato, così la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia,

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    1. Niente, non riesco mica a trovare 5 minuti 5.
      Ecco il mio abbozzo:
      L’inverno era ormai alle porte. Gli alberi – privi di foglie – non offrivano più alcun riparo ed i – piccoli – animali si erano già preparati ad affrontare il freddo.

      Una giovane volpe vagava, solitaria, in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame, terribile, che l’aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari, nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate, ed era impossibile stanarle, così. Il povero animale camminava, sconsolato, pensando che la fame era veramente una, brutta, nemica.

      All’improvviso: un profumo delizioso. Le stuzzicò le narici; la volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e, finalmente, vide un enorme pezzo d’arrosto. Premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore. L’animale si intrufolò nella cavità della pianta; riuscendo ad entrarvi, con molta fatica, quando si trovò all’interno del buco poté placare la propria irresistibile fame. Divorando la carne: in un boccone. Trascorsi alcuni minuti la volpe con la pancia – spaventosamente! – piena decise di uscire dall’incavo, per tornare all’aperto. Ma, appena, tentò di oltrepassare il buco – dal quale era entrata – scoprì di non essere più in grado di superarlo. Aveva mangiato troppo.

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  6. Il punto è che per infrangere le regole (con il piacere di farlo) devi prima conoscerle davvero bene. E non so se me la sento. A livello di esercizio trovo interessanti le vostre proposte ma…
    In particolare, Michele, mi puoi spiegare questo passaggio: “…ed i – piccoli – animali…”? Perché io una cosa così non la posso leggere. Se mi separi “piccoli” io sento solo “i animali”. Fosse stato: gli – strani – animali..

    Ci provo ad osare. Solo che dovrò essere eccessiva sennò non ce la faccio. Fuori dalla mia zona di comfort? Allora, prima cosa, niente virgole. Seconda, pochi segni di interpunzione. Terza, usare criteri/stili diversi per le varie parti del brano (dividerlo almeno in due blocchi). Forse, dopo tanti eccessi in un senso e in quello opposto, un giorno potrei trovare una «giusta» via di mezzo.

    L’inverno era ormai alle porte Gli alberi privi di foglie non offrivano più alcun riparo Ed i piccoli animali si erano già preparati Ad affrontare il freddo Una giovane volpe vagava SOLITARIA in cerca di un po’ di cibo con il quale placare quella fame TERRIBILE Che l’aveva colpita Erano molti giorni che non mangiava Le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari Nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate Ed era impossibile stanarle Così Il povero animale camminava sconsolato PENSANDO Che la fame era veramente una brutta NEMICA All’improvviso. Un profumo. DELIZIOSO. Le stuzzicò le narici.
    La volpe si avvicinò. Al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza. E. FINALMENTE. VIDE.

    Un enorme pezzo d’arrosto. Premurosamente sistemato. Nell’incavo di una quercia. Sicuramente era: il pranzo dimenticato da qualche pastore. L’animale! Si intrufolò nella cavità della pianta – riuscendo ad entrarvi – con molta fatica. Quando si trovò all’interno – del buco – poté placare la propria – irresistibile – fame. Divorando la carne: in un boccone! Trascorsi alcuni minuti la volpe – con la pancia – spaventosamente piena decise: di uscire dall’incavo per tornare all’aperto! Ma. Appena tentò – di oltrepassare il buco dal quale era entrata – scoprì di non essere più in grado: di superarlo. Aveva mangiato – troppo – ed era diventata molto più grossa rispetto a prima. Spaventatissima: si sforzò così tanto per uscire. Che alla fine rimase – irreparabilmente – incastrata. Nella fenditura – lo sfortunato animale – iniziò a gridare. Finché una seconda volpe – passando la vide e saputo quanto accaduto – disse e’ inutile strillare! Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta. Fino a quando la tua pancia non diminuiva. Invece. L’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e dovrai – comunque – aspettare. Finché non smaltirai ciò che hai mangiato. Così la povera. Volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno: rimpiangendo. Il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia.

    Mi sono accorta che, verso la fine, tendevo sempre di più a ritornare nei ranghi.
    Tornerò poi a rileggerlo con calma un paio di volte per vedere l’effetto che fa.

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    1. Mi piace molto l’inizio del tuo secondo pezzo. La mia è stata una forzatura (i animali non si regge, infatti) ma ho voluto a tutti i costi la creazione di una simmetria con gli alberi.

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  7. L’inverno era ormai alle porte. Gli alberi privi di foglie, non offrivano più alcun riparo ed, i piccoli animali, si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava, solitaria, in cerca di un pò di cibo con il quale placare quella fame, terribile, che l’aveva colpita. Erano molti giorni che non mangiava: le sue abituali prede si erano rifugiate in caldi ripari, nutrendosi con le scorte alimentari raccolte durante l’estate. Ed era impossibile stanarle! Così, il povero animale camminava, sconsolato, pensando che la fame era, veramente… una brutta nemica. All’improvviso: un profumo delizioso le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui si propagava l’inaspettata fragranza e… finalmente, vide: un enorme, pezzo, d’arrosto! Premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia, sicuramente, era il pranzo dimenticato da qualche pastore. L’animale? Si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica. Quando si trovò all’interno del buco, poté placare la propria, irresistibile fame: divorando la carne, in un boccone! Trascorsi alcuni minuti, la volpe, con la pancia spaventosamente piena, decise di uscire dall’incavo per tornare all’aperto, ma… appena tentò di oltrepassare il buco dal quale era entrata, scoprì di: non essere più in grado di superarlo!? Aveva mangiato troppo ed era diventata molto più grossa, rispetto a prima. Spaventatissima! Si sforzò così tanto per uscire, che alla fine rimase: irreparabilmente, incastrata, nella fenditura. Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe, passando, la vide; e saputo quanto accaduto, disse:
    «è inutile strillare! Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla, all’interno della pianta, fino a quando la tua pancia non diminuiva! Invece, l’impulsività, ti ha ridotto in questa condizione e… dovrai comunque aspettare, finché non smaltirai ciò che hai mangiato.»
    Così, la povera volpe rimase: incastrata nella cavità, per più di un giorno; rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato, se avesse aspettato, paziente, all’interno della quercia.

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    1. Premurosamente sistemato nell’incavo di una quercia, sicuramente, era il pranzo dimenticato da qualche pastore. L’animale? Si intrufolò nella cavità della pianta, riuscendo ad entrarvi con molta fatica.

      Uh, mi piace così. E quel punto interrogativo!

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  8. Buongiorno 🙂
    Grazie Viola. 🙂 Ho trovato questo esercizio più bello e più utile di quello che credevo. Sono stata a coccolarmi la punteggiatura di questo brano per non so quanto tempo. È incredibile quante cose si possono ottenere, semplicemente, spostando un punto o una virgola. Io, credo di non aver mai riflettuto abbastanza su questo aspetto della punteggiatura… L’ho sempre considerata grammatica e cercavo di usarla correttamente; invece, mi piace molto questa visione creativa. Quindi, grazie Michele. ^_^

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    1. Quoto tutto!

      (Michele, era questo che intendevo! Iara l’ha spiegato benissimo! In particolare: “L’ho sempre considerata grammatica e cercavo di usarla correttamente; invece, mi piace molto questa visione creativa.” ma anche quel “grazie”.)

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