Biblioteca Scarparo #59 – Esco il cane


Perla del giorno:

La struttura non è un modello. Non è una formina per biscotti. É qualcosa che sorge organicamente dal materiale, una volta che l’hai accumulato.
JOHN McPHEE

La Biblioteca Scarparo è piena di libri che a volte esistono e più spesso non esistono; si tratta, prendendo ispirazione dal titolo del libro proposto (che è una variazione più o meno ironica di un libro vero), di scrivere qualcosa a scelta tra:

Attenzione: questi esercizi possono prendere vita e crescere fino a trasformarsi in libri veri, grazie alle sapienti penne di chi li concepisce. L’ultimo nato, in questo momento, è in finale al premio Tedeschi di Giallo Mondadori. Chi volesse vedere degli esempi, può farsi un giretto tra tutti gli altri esercizi svolti.

Buona scrittura.

Annunci

20 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #59 – Esco il cane

  1. Da ingegnere ti dico che la struttura è la parte che non si vede di una costruzione che serve a sorreggere la parte “bella”.
    Tra l’altro, sempre da ingengere, la struttura si progetta dopo aver disegnato la parte “bella” non prima, a voi scrittori trarne le dovute conclusioni 😛

    Svolgimento
    Un uomo, con tutto il suo carico di problemi, esce di casa una mattina col cane per non tornare più.

    Mi piace

          1. Più o meno sì, prima si disegnano quelle che vengono definite come superfici di stile, quelle che si vedono, l’estetica dell’auto, la carrozzeria è già struttura, comprende anche rinforzi, inrigidimenti, ecc. Del resto un’auto la devi vendere e la prima cosa che colpisce il cliente non è certo il telaio 😛
            Se inizi dalla struttura poi viene fuori la Duna 😀
            Noi partiamo dalle superfici aerodinamiche e dagli ingombri interni, e nello spazio che resta ci progettiamo la struttura (lasciando un po’ di posto per gli impianti)

            Mi piace

  2. Grande Tenar, veramente, siamo tutti qui a fare il tifo.
    Incipit: (Adoro le quarte ma è un periodaccio, come avrete notato dalla mia latitanza)

    “Esco il cane!” Urlò Guglielmo alla moglie quel mattino; lei, come sempre, finse di innervosirsi per l’errore di grammatica, nonostante sapesse che lui lo faceva apposta, una schermaglia quasi riturale che sottolineava la differenza culturale tra i due: lei professoressa universitaria, lui meccanico. Eppure l’amore tra loro era saldo, perché l’abitudine del marito di stringere bulloni si concretizzava nella vita di coppia in una forte attitudine a stringere a sé la moglie, a starle vicino nei momenti “no” e Dora era un tipo che andava in crisi spesso.
    Se solo Dora avesse saputo che dopo quell’uscita non avrebbe visto Guglielmo per molti mesi, chissà se avrebbe simulato ugualmente il nervosismo per la frase.
    La cosa migliore da fare sarebbe stata almeno infilare nella tasca del giubbotto la merendina preferita di Guglielmo, cosa che faceva ogni tanto, che a lui piaceva mangiarla mentre Argo scorrazzava nel giardino condominiale. Quella mattina Dora se ne dimenticò e tutte le volte che passava nella corsia di biscotti e brioche al supermercato scoppiava in lacrime.

    Piace a 1 persona

  3. Uuuuhhh! Guardatemi sto uscendo. La bufera mi ulula il de profundis dal portone e io urlo con lei. È fatta, sono fregato. Un delinquente col berretto sporco, nonché cuoco della mensa impiegati al Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale, mi vuole portare a spasso proprio adesso. Che mascalzone! e sì che è anche un proletario! Oh signore, come farò! Mi si gelerà la pisciata da terra fino addosso, in un arco ghiacciato e giallastro! Adesso urlo, ma a che mi serve urlare?

    Piace a 3 people

  4. A Minervio si indaga sulla misteriosa scomparsa di Guido Alano, docente di glottologia e linguistica della facoltà di lettere di Bologna. Famoso per le sue invettive contro l’uso distorto della lingua italiana, il professore Alano lascia incompiuto il saggio “La pandemia degli svarioni grammaticali”, commissionatogli dalla ”Scuola degli infarinati” dopo lo scandalo dell’approvazione di alcuni neologismi di dubbia validità semantica da parte dell’antagonista “Accademia della Frusta.” Il Commissario Dario Tredici indaga sulla relazione ambigua scoperta fra lo scomparso e la vedova Ciabatti, proprietaria di un centro per cani abbandonati, partendo dal ritrovamento di un biglietto in casa sua sul quale è scritto “Esco il cane.” Uno scherzo sviante? Un’improbabile svista grammaticale? O un oscuro messaggio in codice?
    Bulgakov torna a sorprendere con la sua scrittura ineccepibile in un intreccio che mescola ironia e paradosso, offrendo un pretesto per ripassare le regole di una lingua, quella italiana, sempre più maltrattata, deturpata, offesa.

    (Bulgakov, scrittore di origini russe naturalizzato italiano, ovviamente. 😜)

    Piace a 4 people

Lasciare un commento è sempre una buona idea!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.