Cinquanta sfumature, una più una meno


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Michele guarda fuori dalla finestra, nella speranza di vedere qualche colore. Fuori, invece, è sempre più grigio. E non solo perché l’inverno gli cavalca incontro, con le sue nebbie e le sue nuvole, pronte a sfarinare giù una pioggia impalpabile quanto fastidiosa, ma proprio perché è la gente che ha cambiato colore. Pensa che i Grigi, tanto cari ai complottisti di gusto ufologico, abbiano già conquistato il mondo o, almeno, l’Italia. Grigi lo sono nel cuore ma pure nel volto, visibilmente: sempre pronti a recriminare su tutto e tutti, nella convinzione di essere migliori degli altri. Gli unici a non essere così, invece, sembrano proprio quei Neri – cioè i negri, come li chiamano i Grigi di cui sono nemici da tempi immemori – che a dispetto del colore esterno vestono maglie sempre colorate, fanno bambini, suonano musica che potrà non piacere ma è innegabilmente festaiola. I Neri paiono preoccuparsi della vita molto più dei Grigi e la matematica, che non è un’opinione, ha già stabilito di chi sarà la vittoria finale: una tendenza ha una forza irresistibile e nessuno, fuori da quella finestra, è un oggetto inamovibile.

Michele sa che uno scrittore, quando guarda fuori dalla finestra, sta lavorando. Però poi cerca di lavorare davvero e sposta gli occhi sulla pagina davanti a sé. Scuote la testa e pensa che è Grigia, pure lei. Pensa che gli piacerebbe leggere delle pagine che accendano la luce, in quel mondo di oscurità che si accumula fuori dalle finestre; gli piacerebbe che la pagina che sussurra tra le sue dita gli tornasse a far vedere i colori che c’erano una volta. Perché lui se li ricorda, quei colori, anche se certe sere gli viene il dubbio di aver inventato tutto. D’altronde, lo scrittore è il primo a sapere che non si può fidare né della propria memoria né tanto meno della propria immaginazione, che è capace di riscrivere i ricordi senza che il legittimo proprietario se ne renda punto conto.

Infine Michele pensa che gli piacerebbe pure di più di scriverle, quelle pagine. Sfoglie di cellulosa buone per prendere a sberle tutti quanti. Non per punirli, bensì per svegliarli. Cioè, diciamolo, in fondo anche per punirli, perché i Grigi dicono cose che non si possono sentire. Ma a ben guardare Michele si accorge che la risma di pagine vuote non è bianca: è sottilmente grigia. Grigia in nuce, segnata nella destinazione. Pensa che servirebbe una penna con l’inchiostro magico. O forse solo più bravura e forza di quelle che si può permettere, ché la magia sta da un’altra parte.

Infine Michele guarda fuori un’ultima volta; si alza, prende le chiavi ed esce. I colori meglio procurarseli da soli, fuori da quella stanza.

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6 pensieri riguardo “Cinquanta sfumature, una più una meno

      1. Rainbow Brite aveva già previsto tutto. E io ho la bambola originale – che mi sono comprata qualche anno fa – ancora inscatolata. I believe in rainbows. 🌈

        E ci provo, quotidianamente, a innescare circoli virtuosi. Non sempre ci riesco, a volte sbotto. Ma continuo a provarci, fosse anche solo per spezzare certi meccanismi. Perché anche io sono “la gente”. E se non tutti possiamo essere eroi o cambiare il mondo, possiamo essere gocce.

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