Biblioteca Scarparo #60 – Il morso della fetusa


So che lì fuori ormai non c’è più nessuno ma non importa: dopotutto, la cosa riguarda soprattutto me. Per chi non lo sapesse, o fosse nuovo, e ce ne sono parecchi, la Biblioteca Scarparo è piena di libri che a volte esistono e più spesso non esistono; si tratta, prendendo ispirazione dal titolo del libro proposto (che è una variazione più o meno ironica di un libro vero), di scrivere nei commenti qualcosa a scelta tra:

Attenzione: questi esercizi possono prendere vita e crescere fino a trasformarsi in libri veri, grazie alle sapienti penne di chi li concepisce. Diversi sono finiti su uno scaffale di libreria, qualcuno è stato in finale al premio Tedeschi di Giallo Mondadori. Chi volesse vedere degli esempi può farsi un giretto tra tutti gli altri esercizi svolti.

Buona scrittura.

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16 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #60 – Il morso della fetusa

  1. Io ci sono eh, sempre e posso pure dirti che un manoscritto di ben 400 mila battute, la cui traccia ho depositato qui tempo fa (La felicità a piccole dosi per la precisione) sta partecipando al concorsone DeA Planeta.
    Dunque per oggi mi prendi in contropiedi ma eccomi con una quarta.

    Stanchi di una raccolta differenziata malfatta dalla maggior parte dei cittadini, diversi comuni italiani distribuiscono alle famiglie le pattumiere intelligenti: contenitori capaci di individuare il rifiuto che viene posato all’interno e valutare se sia quello corretto oppure no.
    Nei casi in cui si butta quindi la carta nel recipiente del vetro, con una mossa tanto abile quanto feroce, il bidone morde chi ha commesso l’errore.
    In breve le riclerie diventano luoghi ordinati, calano le multe e i disordini in discarica, tutto sembra funzionare alla perfezione, fino a una notte in cui, con un’imprevedibile rivolta, le pattumiere sembrano impazzite: non riconoscono più i rifiuti, distribuiscono morsi a casaccio ferendo i malcapitati e i Pronto soccorso vanno in tilt.

    Il morso della fetusa è un romanzo distopico che mette in guardia con ironia sull’affidarsi alle nuove tecnologie e offre lo spaccato di un Italia popolare che si racconta. Utilizza gli approcci al nuovo sistema di raccolta di simpatici nuclei familiari per parlare di equilibri precari dove “scendere a gettare la spazzatura” rappresenta l’ago della bilancia e la cartina di tornasole di dinamiche incentrate spesso sul conflitto.

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    1. Et voila! 😀

      Mi dispiace per il contropiede: d’altronde, sono talmente ondivago che ai pochi lettori, tutti appassionati di per certo, non posso imputare nulla se non ringraziarli per passare per queste pagine ostinate e contrarie.
      Del DeA Planeta ho letto quando ne parlasti, sul tuo blog; ovviamente ti faccio un grandissimo in bocca al lupo, in cu alla balena, merda, o quello che più ti sprona. 😉

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