Thriller paratattico n. 76 – De volgari eloquentia


In un interessante articolo de Linkiesta c’è una fugace disamina di alcune parolacce dell’antica Roma. A colpo d’occhio hanno sorvolato quanto meno sui mortacci loro, che dai lari domestici hanno avuto la forza di giungere fino al ventunesimo secolo.

Tant’è. Di striscio ci sono anche alcune note su come i letterati del tempo abbiano giocato a usare, a evitare, e a volte evocare, alcune forme scurrili; purché romano, chi è interessato all’uso delle parole – tutte – di fronte a questa lettura potrebbe esclamare: “mei coleones”. Se invece fosse meno meno interessato basterebbe un laconico: “isti muttones” (immagino). Sfogatevi anche voi, così da essere poi più buoni per il Natale incipiente, ma non fatelo “ad mentulam canis”; la base su cui farlo, come sempre, è il Thriller Paratattico di Helgaldo:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Non ci sarà la gara finale: la discussione è aperta qui sotto, insieme agli svolgimenti. Buona scrittura!

PS: il titolo non è un refuso ma un errore di stumpa.

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7 pensieri riguardo “Thriller paratattico n. 76 – De volgari eloquentia

  1. Non che abbia intenzione di cimentarmi venendo meno alla mia tradizionale pigrizia, ma l’esercizio andrebbe svolto semplicemente in raffinato e allusivo volgare o deve pure essere antico?

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    1. É Natale: dunque, volgare esplicito per chi sia pigro. Chi volesse faticare di più può spostarsi sull’allusivo, sul calembour, su quel giusto esplicito che è piccante ma non troppo, che poi perde ogni sapore. 😉

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  2. (Frammento di opera antica attribuito a Gaio Helgaldus Flacco, poeta romano del I secolo a.c.)

    O parva puella,
    quae perdita es a Montmartre,
    is trans vicos, precans ut quis servare
    cunnum tuum genere puro.
    Quo tibi eris praesidium?
    “Ubi mentula finiu?”, exclamas delicate oppressa obscuro.
    Tum, apparet lux barozzi.
    Risa ubriaca et verpae concitatae in palliis te accipiunt.
    Gridas lacrumans.
    Legata,
    vides flumen contra te venire muresque
    ipso cum gaudio vilorum
    cum verpis ut in calvorum ereptorumque militum manu.
    Cadis in aquam,
    aria te deficit.
    Suadens vox te fert in realitatem.
    Turbaris a gaudioso vultu dentium medici
    et in Natalis arbore aspicis tantum coleones cum variis floccis.
    Gridas et dentium medicus te adquiescit:
    “Natale incipiente, tantum da mihi mezzam coronam.”

    (per la traduzione: mezzam coronam anche a me! 😛 )

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