Biblioteca Scarparo #61 – Storia di chi fugge e chi resta. L’amico ferale


Oggi hanno pubblicato il Rapporto Censis 2018. Trovatelo, leggetelo. Io non so commentare in un modo diverso da così. Questo sarebbe un esercizio di scrittura, ma vorrebbe anche essere una raccomandazione per la vita dei radi passanti. Per fortuna è Natale e il nostro ci raccomanda il presepe.

La Biblioteca Scarparo è piena di libri che a volte esistono e più spesso non esistono; si tratta, prendendo ispirazione dal titolo del libro proposto (che è una variazione più o meno ironica di un libro vero), di scrivere nei commenti qualcosa a scelta tra:

Attenzione: questi esercizi possono prendere vita e crescere fino a trasformarsi in libri veri, grazie alle sapienti penne di chi li concepisce. Diversi sono finiti su uno scaffale di libreria, qualcuno è stato in finale al premio Tedeschi di Giallo Mondadori. Chi volesse vedere degli esempi può farsi un giretto tra tutti gli altri esercizi svolti.

Buona scrittura.

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8 pensieri riguardo “Biblioteca Scarparo #61 – Storia di chi fugge e chi resta. L’amico ferale

  1. Mustafà viene dal Senegal, non è fuggito dalla guerra, ma dalla povertà ed è quindi ancor più indesiderato di altri immigrati. Ha però un’arma segreta, un sorriso aperto sul mondo nonostante le brutture che ha vissuto, tra le quali la traversata su un barcone è solo l’ultima di una serie di sciagure. Vende libri per le strade di Milano, ha persino clienti affezionati che si rivolgono a lui per le strenne natalizie, certi di trovare consigli giusti e simpatia.
    Convinto da Andrea, un amico italiano, a buttarsi in politica, con i suoi modi affabili si fa presto un nome che valica i confini del quartiere, punta in alto, conosce la città meglio di un milanese doc, promette autobus che raggiungano le nuove periferie, maggiori controlli, lampioni e sicurezza. Ma a qualcuno Mustafà proprio non piace, il rogo che divampa nella sua umile dimora manda in fumo le scorte di libri che si ritrova a dover ripagare all’editore, arrivando a digiunare per giorni, mentre si chiede se quel fuoco sia stato solo un avvertimento o l’inizio di una serie di guai.
    Mustafà continua a dare voce agli amici africani, a cercare di favorire l’integrazione, fino a quando scopre che è proprio Andrea il mandante dell’incendio: Andrea che ha lusingato Mustafà e l’ha mandato avanti, per scaldare gli animi in una lotta che ormai agita la città senza che passi una notte senza un incidente.
    Ma Mustafà non si arrende, cerca le prove che incastrino Andrea a la sua piccola banda di criminali populisti, fiducioso che un mondo migliore sia possibile e che vendere libri è un gran bel modo per rafforzare la convinzione.

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