Thriller paratattico n. 77 – Per chi pende la catena


Stamattina mi collego a Facebook e piovono catene da tutte le parti: Tiziana che le fotografa, Marina che le “piaccia”… E visto che codesta catena, che vedete sotto riprodotta senza aver chiesto l’autorizzazione a Tiziana (ma solo per farle una sorpresa) che l’ha fotografata, fa pensare a un thriller, mi sono detto: perché no?

Ecco a voi, dunque, il thriller della catena: interpretatelo a piacimento purché ci sia codesto oggetto, anche figurato, nello svolgimento, che andrà inviato come commento a questo post. La base su cui farlo, come sempre, è il Thriller Paratattico di Helgaldo:

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

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19 pensieri riguardo “Thriller paratattico n. 77 – Per chi pende la catena

  1. In una stretta e buia strada di Montmartre una giovane cerca aiuto e rifugio. Crede di trovarlo in un buio antro con una scala. In cima una fioca luce la incoraggia a proseguire ma si ritrova in un bar circondata da ubriachi dagli sguardi torbidi. In un baleno la legano e la gettano nel fiume ridendo sguaiatamente. Angosciata tenta di liberarsi ma una pesante catena le imprigiona le gambe trascinandola sul fondo. Ahi me! Non c’è speranza.
    Una mano la scuote finalmente la voce amica del dentista, la sveglia. Una catena d’oro le ciondola sul naso: “Tutto fatto signora. Mezzo corona, prego”.

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  2. Una catena tira l’altra. 😜

    Chaîn camminava tutta sola per le strade di Montmartre, con la mente distratta dalla catena di Sant’Antonio che l’amica Tizzy aveva lanciato su Facebook e che lei aveva volutamente ignorato; superstiziosa com’era, si era convinta che ciò le avrebbe causato una catena di sventure, di cui la coltre scura di buio che calò all’improvviso sulla sua testa pareva un presagio. Infatti si perse nei vicoli del quartiere parigino e questo inconveniente innescò una reazione a catena che ebbe il suo momento scatenante in un bar raggiunto, in modo trafelato, salendo la rampa di scale di un palazzo, dopo avere costeggiato un lungo muro e avere camminato rasente alle vetrine di una catena di negozi chiusi, anche questo segno per lei di enorme malasorte. Dentro il locale, un gruppo di avventori ubriachi tenne la giovane donna alla catena, spaventandola con volgari battute allusive e finendo per avventarsi sul suo corpo con azioni meschine, incatenati com’erano alle loro laide pulsioni sessuali.
    Non bastarono le urla di Chaîn a distoglierli dai loro beceri intenti e, come in una catena di montaggio, uno la tenne ferma, uno la derubò, uno la legò e l’ultimo la buttò nel fiume.
    Sulla sponda una fila di ratti ispezionava la zona melmosa in cerca di qualcosa da rosicchiare, così, vedendo materializzarsi nell’acqua un succulento banchetto, il primo della fila si fermò di botto e provocò un tamponamento a catena fra tutti quelli che lo seguivano; stille di saliva colarono dagli angoli delle loro fauci a punta, mentre la donna sprofondava con il respiro risucchiato dall’apnea.
    Una mano la scosse e una voce amica la svegliò. Spezzata la catena dell’incubo appena fatto, Chaîn si alzò dal lettino stordita e con un leggero mal di testa.
    “Tutto fatto, signora”.
    A passi misurati fece per uscire dallo studio dentistico.
    “Lo sapevo: tutta colpa di quella maledetta catena di sant’Antonio…” – sussurrò infilando una mano dentro la borsetta.
    “Catena di cosa?”
    “Niente, lasci perdere, dottore. Pago il solito?”
    “Sì, mezza corona, prego!”

    “Oggi è venerdì.
    Invita altre cinque persone a partecipare al Thriller Paratattico e nel fine settimana vivrai un’avventura che non potrai dimenticare.”

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  3. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

    «Che sogno del cazzo» disse Hank, ancora seduto sul cesso a cercare di scrollarsi di dosso la notte. Quindi si alzò, diede un’occhiata al risultato e tirò la catena: «Dovrei proprio smettere di bere e di mangiare certe porcherie».

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  4. Tiziana fotografa.
    Michele propone.
    Marina condivide.
    Darius vorrebbe scrivere ma…

    …la giovane donna si ribella: stanca di perdersi per i vicoli di Montmartre, se ne va lungo la Senna.
    Intorno a lei una splendida Parigi, baciata dal sole e inondata dalla primavera.
    Non ha più paura.
    Niente più scale.
    Niente più bar.
    Niente più uomini ubriachi.
    E niente più dentisti.
    Libera da quella ca…otica sequenza di eventi, se ne va felice.
    Poi una mano la scuote, si sveglia, di nuovo la voce del dentista:
    “Tutto fatto, signora. Due corone, prego!”
    “Ma…?”
    “Soddisfatta? È un nuovo anestetico: una catena di molecole rivoluzionaria. La chiamano la droga della felicità. Ha un solo difetto: costa molto di più…”

    P.S.: Saaaalve! 😀

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  5. Ecco qualcosa di più ragionato.

    BEATRICE
    Beatrice ansimava sulla bicicletta. La sua non era la solita ricerca di velocità inebriante, era inquietudine. Il buio e quel alto muro sgretolato a lato di quella stretta via di Montmartre, sporca e decadente, non migliorava il suo umore.
    Si era persa.
    Come ci era finita lì?
    Non se lo ricordava.
    Un “clac” la fece fermare. Accidenti! La catena della bicicletta era uscita dagli ingranaggi. E ora?
    Poco più avanti l’insegna di un bar mezza staccata, penzolava su una sola catena. Titubante entrò in un buio antro con una scala, in cima una fioca luce la incoraggiò a proseguire. Entrata nel locale degli ubriachi con sguardi torbidi si zittirono e la fissarono. Si mette male, pensò. Un omone dal collo tatuato con una catena spinata che mal celava una cicatrice, era appoggiato dietro al bancone. Si rizzò: «Ciao bella! Cosa posso servirti?» Un ghigno mostrò un dente metallico.
    Beatrice annaspò: «Emm… un bicchiere d’acqua naturale, grazie. Mi è scesa la catena della bi…» quattro mani callose la afferrarono dal didietro tappandole la bocca. Il barista ora le stava davanti mostrando una pesante catena: «Bella! La bici ora è nostra! Vediamo un po’ cosa nascondi sotto questa tutina».
    Sudice mani la tastavano in ogni dove. Il terrore la paralizzava e subiva quella banda di mentecatti, che non trovando nulla, si arrabbiava sempre più.
    «Che ci facciamo con questa?».
    Detto fatto.
    La incatenarono e le infilarono un sacco nero della spazzatura sulla testa.
    Il respiro affannoso le faceva aderire la plastica alle labbra. Annaspava. La sollevarono. La lanciarono. Poi l’acqua, il freddo.
    Ahi me! Non c’era più speranza.
    Una mano la scuoteva finalmente la voce amica del dentista, la svegliò. La catena d’oro del dentista le ciondolava sul naso: «Tutto fatto signora. Mezzo corona, prego».
    Nel scendere le scale Beatrice borbottava: «Caro dentista prima che torni, aspetta e spera, con cento catene sarai incatenato.», riprese la bicicletta e continuò «Cara bicicletta anche tu aspetta e spera, prima che torni a pedalare!» ma la catena della due ruote con un clangore si ruppe.
    Che fosse un segno?
    Alla sua destra c’era una buia e stretta strada, in un angolo il cartello stradale annunciava Route De l’enfer.

    Grazie Michele per questo piacevole revival. 🙂

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