Un esercizio


Qualche tempo fa, da qualche parte, ho letto che:

sui manuali di Hollywood lo scrittore viene invitato a saggiare l’efficacia dei suoi personaggi immaginando di disporli intorno a una tavola e poi di lasciar cadere un bicchiere. Solo quando ogni personaggio reagisce in modo diverso dagli altri, il cast potrà dirsi al completo e lo scrittore verrà autorizzato a sviluppare la sceneggiatura.

Ecco allora che, riemergendo momentaneamente prima di inabissarmi di nuovo, volevo lasciarvi questo piccolo esercizio da fare. Provate ad applicarlo a quello che volete, persino al mitico thriller paratattico che tante volte è comparso in queste pagine: un buon modo per passare le ultime, sane giornate di lockdown prima che la gente torni libera di incontrarsi/vi, infettarsi/vi, ammalarsi/vi, intubarsi/vi e infine morire. Ma per quest’ultima opzione avremo solo pochi casi, eh, tipo qualche centinaio al giorno, come se ogni mattina che il buon Dio manda in terra cadessero un paio di jumbo jet belli pieni. Roba che non ci fa caso nessuno, insomma.

Meno male che con la bella stagione potremo vederci in spiaggia e poi, finalmente, in settembre, riapriranno le scuole: fucina di virulenti.

10 pensieri riguardo “Un esercizio

  1. Credo che il mio stile di vita non cambierà molto, dalla settimana scorsa sono tornata a lavorare a giorni alterni per rimanere da sola nell’ufficio. Per fortuna lavoro nel paese dove abito perciò posso venire a piedi.
    La cosa che potrò riprendere saranno le lunghe scarpinate collinari, da sola come ho sempre fatto.
    Dovrò rinunciare ancora per molto tempo a cedere le amiche per andare a mangiare la pizza.

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    1. Sarà una cosa lunga. Obiettivamente, temo che prima dell’autunno ’21 non si potrà uscire dall’emergenza. A meno che le cose non precipitino: in quel caso, tra morti e immunità di gregge, risolveremmo in un battibaleno.

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    1. Sono in Emilia, ma sempre nel pubblico. Quelli della sanità li curano; io invece cerco di contribuire nel mio piccolo non facendoli ammalare. Comunque vada, bisogna tenere botta tutti (perché non abbiamo tante altre opzioni, in realtà).

      Buon primo maggio.

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  2. Ohhhh Hic Hic Ehiiiii beeeellessza che sci fai qui tuta sola? Vieni qui, dami un bascino…

    Bruto barcolla giù dallo sgabello per finire steso sull’assito faccia a terra. Il tonfo precede il rumore cristallino del bicchiere ormai vuoto che l’ha seguito sul pavimento. Amelie indietreggia stringendosi la borsetta al petto, fissa le punte delle Louboutin, i frammenti si sono fermati poco prima; può tirare un sospiro di sollievo mentre cerca lo sguardo del dottor Mezzacorona, l’aitante dentista con cui ha appuntamento (finalmente fuori dallo studio! lontano dall’odore di disinfettante e dagli effetti dell’anestesia). Lui la fa cenno con la mano di avvicinarsi e raggiungerlo al salottino, con la destra continua a digitare veloce sullo smartphone. Alcuni ratti restano in attesa in prossimità del battiscopa, vibrisse allertate, pronti a recuperare qualche stuzzichino che gli avventori – ora impegnati a darsi di gomito, tra risatine e battutine – sono soliti lanciare per coinvolgerli nello stantio rito dell’apericena. Marina richiude il suo taccuino e lascia la penna in attesa per recuperare scopa e paletta: i cocci raccolti finiscono nella pattumiera a far compagnia a un libro che – evidentemente – non ha meritato nemmeno la differenziata nel bidone blu. Michele, di passaggio per un saluto veloce, chiama il numero per le emergenze: non è dato sapere quale.

    Driiiinnnn Driiiiinnnnnn

    Viola si sveglia.

    ***
    Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale. Questo testo è frutto della fantasia dell’autore. L’autore dichiara, inoltre, di essere sobrio e in pieno possesso delle sue facoltà mentali. L’autore, qualche volta, mente.

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